Micro Impresa

                                        Riconoscete i nostri Diritti e noi saremo felici di onorare i nostri doveri!

 

Relazione e Proposte per la Micro Impresa.

 

Salve, in poche righe cercheremo di esporre il nostro pensiero, da tempo lottiamo contro gli appalti che Consip assegna ai vari Fornitori Nazionali ed Internazionali, arrecando, di fatto, un danno enorme alla nostra PMI, e qui chiarisco che la PMI a cui facciamo riferimento è quella che non supera i 15 dipendenti, quelle piccole aziende di artigiani, professionisti, commercianti a cui lo stato nega ogni tipo di sovvenzione o ammortizzatori sociali, e che d’ora in avanti chiameremo “Micro Impresa”.

Dunque, la battaglia che Micro Impresa vuole portare nelle sedi Istituzionali, è:

(1)

 Sia riconosciuta la cassa integrazione a tutte le aziende o imprese con un minimo di 3 dipendenti: la legge attuale esclude, come ben sapete, tutti i benefici a quelle aziende che hanno meno di 16 dipendenti, convogliando tutti gli ammortizzatori sociali verso quelle aziende che vengono definite “piccole e medie”, quelle cioè con più di 16 dipendenti. Questa legge è stata emanata, quando la PMI era la minoranza nell’universo produttivo italiano, diversamente da oggi, dove le piccole aziende sono il volano dell’economia nazionale e andrebbero quindi  preservate, modificando la legge  in modo da equiparare la PMI, LA NOSTRA PMI, a tutte le altre aziende che beneficiano di cassa integrazione, sgravi fiscali e benefici vari.

 

(2)

Il fabbisogno della P.A. sia assegnato e riservato per l’80 per cento a quelle piccole aziende che non superano i 3 milioni d’euro all’anno di fatturato, o a quelle aziende con meno di 16 dipendenti, lasciando il restante 20 per cento alla partecipazione di tutte le aziende nazionali ed internazionali, escludendo da tali appalti quelle imprese che producono all’estero.

 

(3)

 

Si dia vita ad un controllo severo sui tassi bancari, veri e propri strumenti di vessazione di capitali imprenditoriali (di seguito ci sarà un esempio di come la micro impresa venga vessata dai vari istituti bancari). Infine che siano ridiscusse le norme per l’erogazione di fidi, mutui, prestiti e anticipi fatture a cui fa riferimento Basilea 3, in quanto i margini sono troppo stretti e soffocano sul nascere qualsiasi iniziativa imprenditoriale. E qui, come si è fatto con la grande industria e con le banche, chiediamo la garanzia dello stato.

(4)

 Sia rimosso il  CONTRIBUTO MINIMALE INPS, oggi in Italia chi vuole avviare una nuova attività come commerciante o artigiano sa che ogni anno, indipendentemente dal fatturato che farà, dovrà pagare oltre 2.900 € allo Stato. L’importo di tale contributo è calcolato su un’ipotesi di reddito minimo di 14.552 € che, secondo lo Stato, ogni attività commerciale o artigianale dovrebbe certamente portare a casa in un anno.
Questo contributo obbligatorio ogni anno blocca migliaia di iniziative imprenditoriali sul nascere, in quanto chi vorrebbe tentare di avviare una nuova attività, non vuole correre il rischio di dover dare allo Stato un importo magari superiore a quello che riesce a guadagnare. E molte di queste porterebbero lavoro, esportazioni, entrate pubbliche.

 (5)

 Il nostro fine è quello di arrivare alla regionalizzazione del fabbisogno della Pubblica Amministrazione che, se approvate, migliaia d’aziende avrebbero una base su cui programmare il loro futuro, creare nuovi posti di lavoro, dare spazio ai giovani ridandogli quella fiducia e quella sicurezza nel lavoro che ad oggi con leggi a dir poco scandaloso questo governo continua a tenere in vita. L'obiettivo è di arrivare al riconoscimento della cassa integrazione per quelle imprese che lo stato ritiene non esistenti, vale a dire quelle sotto il limite dei 16 dipendenti.

 

Lo scopo è quello di trasformare la speranza nella certezza di un lavoro sicuro, quello di aprire i parametri di Basilea 3, quei parametri a cui fanno riferimento tutte le banche per concedere o meno un prestito alla nostra micro impresa,  quella micro impresa che senza il sostegno delle banche è destinata a capitolare a favore di tutte quelle aziende estere ed asiatiche che ad oggi stanno occupando scientificamente il nostro territorio.

 

Presenteremo il nostro progetto in parlamento,  metteremo questo governo e tutte le altre forze politiche nella condizione di dover scegliere e votare, dovrà dire con chiarezza se lo sviluppo delle nostre imprese, sia del nord che del centro che del meridione è nei loro piani. Quindi basta promesse elettorali, basta prese in giro o si accetta il progetto e si aiuta di fatto il nostro mondo produttivo, o ci si dovrà ribellare boicottando i candidati degli schieramenti che non si riconoscono nel progetto di Micro impresa e premiare quelle forze che lo sostengono e lo propongono. La Micro Impresa è cambiata, i fatturati sono cambiati e hanno bisogno di protezione, di quella protezione che solo lo stato con leggi ad hoc può garantirgli. Bisogna trovare quel punto di fusione ed equilibrio fra il LAVORATORE – L’IMPRESA E LO STATO.

 (6)

 Lo stesso equilibrio bisognerà trovarlo fra lo stato, che utilizza EQUITALIA  per il recupero credito, e la Micro Impresa che ne è la vittima preferita, è impensabile che lo stato vessi le imprese per il recupero crediti, e la Micro Impresa non può rivolgersi ad EQUITALIA per il recupero del suo credito nei confronti dello stato, arrecando un danno micidiale che si risolve nella maggior parte dei casi con la chiusura o il fallimento delle malcapitate imprese. Aziende con centinaia di dipendenti hanno chiuso i battenti, imprese,  micro imprese falliscono, e tutto per alcuni ministeri che con l’inganno indicono gare, dove scrivono: “pagamenti a 60gg” e poi per farsi pagare bisogna spendere migliaia di euro per pagare avvocati e magari senza risolvere niente, come avviene per le ASL, sono anni che Berlusconi con leggi pro-ministeri, ha vietato alle ditte creditrici di citare o pignorare per reclamare i propri crediti. Loro intanto, sguinzagliano EQUITALIA, un killer delle coronarie e delle proprietà di chi con il sudore della fronte, nell’arco di una vita di sacrifici, si è guadagnato.

Infine chiediamo la chiusura o il commissariamento di Consip, una SPA creata e voluta dallo stato sia di sinistra che di destra per gli appalti della pubblica amministrazione, di cui il Ministero del Tesoro è unico proprietario possedendone il 100% del controllo, un mostro che dispensa miliardi a Multinazionali che non producono in Italia, che è stata creata con il solo scopo di far risparmiare la pubblica amministrazione, ma che di fatto non fa altro che arrecare un grave danno erariale alle già esigue casse dello stato, indicendo gare che durano mesi e mesi. Un esempio pratico sono le ultime gare  sui prodotti e servizi informatici: dopo aver indetto la gara e presentato le offerte o le proposte, non si sa per quale motivo questa gara viene assegnata dopo la bellezza di 5—7 mesi.

Quindi per lo stato non c’è alcun  risparmio ma solo un enorme danno erariale, dato che obbligano le amministrazioni centrali e periferiche ad acquistare con una svalutazione del 30%-50%, venendo quindi meno ai motivi della sua creazione e arrecando un danno enorme a quelle Micro Imprese del settore in quanto se questi appalti venissero divisi in vari capitoli e ridistribuiti su tutto il territorio nazionale, potrebbero fare la fortuna e lo sviluppo di svariate centinaia  e migliaia di nuove imprese, che porterebbe di conseguenza alla creazione di migliaia e migliaia di posti di lavoro, di lavoro vero, reale, senza contare che perseguendo questa strada, quella della equiparazione della micro impresa alla PMI,  si otterrebbero davvero quei risparmi per cui era nata consip.

 

Si creerebbe così un volano di nuovo lavoro in special modo per quel tanto bistrattato meridione, che tutti dicono di voler aiutare, ma che di fatto nessuno fa. Noi di Micro Impresa, l’idea ve la mettiamo su un piatto d’argento, non molleremo fino a quando i nostri diritti non verranno riconosciuti, abbiamo dalla nostra la forza della ragione, informeremo l’opinione pubblica di questo stato di cose, informeremo il meridione sulle vostre vere intenzioni.

Questa è la ricetta, noi siamo la medicina, a voi legiferare.

 Questa è la linea guida, la regionalizzazione dei beni e servizi, l’accesso a fidi o mutui o anticipi fatture a tassi agevolati, tutte quelle cose che aiutano la nostra piccola e media impresa insomma, per fare questo, bisogna lottare, dare battaglia. Bisogna muoversi, ora, subito, la cassa integrazione deve essere il nostro punto di forza, per dare tranquillità a quei giovani e meno giovani che perdono ogni giorno la speranza di un lavoro sicuro, la forza delle cose sta nelle nostre idee, la Micro Impresa è una realtà dell’economia nazionale, diciamo pure che è la vera forza motrice.

 

La marginalità per le PMI

La lotta insulsa al ribasso dei prezzi, presenti sia sul MEPA che nelle Convenzioni, rende la vita economica delle imprese sull’orlo del fallimento, generando offerte di prodotti di scarsa qualità e di importazione, incentivando il mercato asiatico ad investire anche sulle Imprese fornitrici della P.A..

I costi sono alle stelle e non più gestibili, infatti, se esaminate in dettaglio l’esempio dei costi finanziari, è semplice dedurre che un’azienda di 5 unità ed un fatturato di 1.300.000,00 Euro, non può sopravvivere.

Il ricarico medio sui prodotti è del 6% , e sfido chiunque a provare che il ricarico vada oltre il 3% per le RdO.

A conti fatti questa Azienda genera una differenza tra l’acquisto e la vendita di circa 160.000,00 Euro. 

Dove , sommariamente le spese sono :

Annuali

 

 

 

 

 

affitto medio

24.000,00

 

Stipendi medi

60.000,00

 

Contributi

28.000,00

 

Interessi Bancari

36.000,00

 

Spese Mantenimento

24.000,00

 

Tasse

25.000,00

 

 Fatturato

               -197.000,00

 

Questa è un’Azienda all’osso, che ha il proprietario che guadagna 1.500,00€,

dove spesso i dipendenti sono dei familiari

che non fa investimenti da 15 anni.

Che non ha speranza di sopravvivere

 Si deve licenziare o chiudere

 Le uniche a non conoscere la crisi sembrano essere le imprese cinesi in Italia che continuano ad aumentare parallelamente alla crescita degli asiatici nella nostra Nazione. Ormai le imprese guidate da Cinesi nel periodo 2002-2010 sono cresciute del 150%.

Nella stragrande maggioranza dei casi tale crescita è dovuta all'elusione degli obblighi in materia fiscale e contributiva e in tema di sicurezza. Una forma di concorrenza sleale che ha messo fuori gioco intere filiere produttive e commerciali di casa nostra.

Secondo i dati diffusi dalla CGIA di Mestre alla fine del 2010 le imprese cinesi hanno superato le 54.000 unità con una crescita del 8,5 sul 2009. Numeri in controtendenza per le imprese italiane che sono diminuite dello 0,4.

La maggiore presenza cinese si trova in Lombardia poi toscana e Veneto. Queste imprese operano soprattutto nel commercio, nella ristorazione e nel manifatturiero in particolare tessile


 Scrivici

email:repartogare@libero .it

Avanti